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M.A.R.I.A.
CHIESA DI SAN PIETRO, REGGIO EMILIA

INAUGURAZIONE 7 APRILE
DAL 8 APRILE AL 20 APRILE 2005

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M.A.R.I.A (a tutte le madri del mondo) - Hyon Soo Kim, 2005 . Installation view at San Pietro church

COMUNICATO STAMPA: Il 7 aprile alle ore 21, in collaborazione con la Curia Vescovile di Reggio nell’Emilia - Guastalla, dispari&dispari project presenterà in anteprima nazionale, le opere di HYON SOO KIM nella prestigiosa Basilica di San Pietro a Reggio nell’Emilia. Le 13 sculture a grandezza naturale, rimarranno esposte sino al 20 Aprile. L’esposizione sarà preceduta da un dibattito con inteventi su temi etico-religiosi e sul ruolo dell’arte sacra nella attuale società. L’esposizione è corredata di catalogo con interventi di: Tiziano Ghirelli, Direttore Ufficio Diocesano Beni Culturali - Alessandro Manenti, Preside dell'Istituto Teologico Interdiocesano di Reggio Emilia e Docente presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma - Giorgio Notari, Direttore del Consultorio Familiare Matrimoniale e Prematrimoniale di Reggio Emilia - Roberto Daolio Critico d'Arte Contemporanea e Docente del corso di Antropologia Culturale alla Accademia di Belle Arti di Bologna. La presentazione della installazione M.A.R.I.A. da parte dell’artista sarà accompagnata da un concerto del tenore coreano Byok Song Woo, che interpreterà diversi brani tratti dal repertorio di Franz Schubert, Roger Quilter, Um Chae, Paolo Tosti. Si ringrazia per la preziosa collaborazione e il sostegno logistico: Banca Popolare dell'Emilia Romagna e Assicurazioni Generali.


M.A.R.I.A (a tutte le madri del mondo) - Hyon Soo Kim, 2005 . Installation view at San Pietro church
NON SOLO UNA MOSTRA di Tiziano Ghirelli

Non è usuale per Reggio Emilia che le opere di un artista di oggi vengano esposte in una chiesa aperta la culto regolarmente qual è quella dei Santi Pietro e Prospero in città. La proposta di Andrea Sassi è stata accettata – d’intesa con la Comunità e il suo parroco don Gianni Marzucchi, al quale sono grato per questa opportunità - perché apparsa felice occasione per offrire alla città (e non solo) una ulteriore “pausa” di riflessione sul tema della maternità attraverso sensibilità ed espressività contemporanee. Può essere una sfida non priva di rischi, specie se si osserva la distanza, non solo cronologica, tra le opere dei secoli passati dei vari Tiarini, Desani, Ferrari, Gavasseti, che ornano un importante edificio come S. Pietro e quelle oggi proposte. Rimpiangere la classicità ispirata ai modelli della cultura greca o romana? Evocare i simboli che hanno caratterizzato i nostri santi? Dichiarare la superiorità di composizioni simmetriche, perfettamente equilibrate e misurate ? Uno sguardo non prevenuto, dal confronto tra l’antico e l’attualità è in grado di cogliere i mutamenti di cui noi stessi siamo espressione e in cui viviamo; già questa consapevolezza può aiutarci a capire ciò che ci sta accadendo e conforta quella tesi secondo la quale il guardare solo al passato rende mutilo il pensare. Il mondo è cambiato e cambia; le madri che lo popolano, quelle per intenderci delle nostre piazze, dove ci imbattiamo in coloro che Dio ha creato “a sua immagine” (Gen. 1,27), sono anche quelle che ci vengono proposte da Hyon Soo Kim, con i loro fardelli nei quali si possono intravedere non solo dei figli. Il tema è parso intrinsecamente “sacro”, come può essere il momento della gestazione, con tutto ciò che vi è nel “prima” e nel “dopo” di questo evento. Una mostra che vorrebbe arrivare al cuore, cioè alla maturazione, di chi accetterà di farsi coinvolgere da questa esposizione. In una storia umana in cui l’odio e l’amore si intrecciano e si contrappongono; in cui il bene sembra avere troppo spesso la peggio, queste opere – reduci da una mostra presso il Museo Diocesano di Monaco di Baviera – appaiono ragioni di gioia, di ottimismo e speranza propriamente cristiani; richiamo ad una maternità “altra”: quella di Dio.


M.A.R.I.A (a tutte le madri del mondo) - Hyon Soo Kim, 2005 . Installation view at San Pietro church

A TUTTE LE MADRI DEL MONDO di Roberto Daolio

“artista è colui che sa scendere in se stesso a una profondità tale
da incontrare delle visioni che sono anche azioni;
l’arte vera dissipa la contraddizione tra azione e contemplazione,
poiché è una contemplazione attiva o un’attività contemplativa (...) “
M.Zambiano

A proposito del lavoro di Kim Hyon-Soo è stato scritto che può essere paragonato a una metamorfosi, a una continua e quasi impercettibile trasformazione, dove il nuovo si intreccia all’esistente in un graduale e coerente sviluppo concettuale. Dove non può essere estranea una analoga condizione di incontro ed incrocio tra Estremo Oriente e Occidente, tra paese d’origine (Corea) e paese di elezione (Germania), tra fascinazioni culturali innestate sull’esperienza di scelte e di punti di vista contrastanti. In questo senso la relazione principale si arricchisce di una disponibilità a porsi come tramite nello sviluppo di un processo inclusivo di autentica mediazione. Mentre si avvale delle procedure e dei mezzi più versatili per corrispondere ad una modalità del pensiero che si trasforma nell’esaltare le peculiarità e le qualità sottese dei materiali usati. In questo senso l’installazione M.A.R.I.A è tutta imperniata sull’universalità di un riconoscimento immediato della figura della madre (e del figlio), letteralmente avvolta in una vivace e coloratissima simbiosi Nel ricorrere ad uno degli archetipi fondanti di tutte le culture, Kim Hyon-Soo sembra cogliere il punto di crisi e di rottura di una contraddizione resa ancora più evidente sotto le forzate insegne della globalizzazione tra est e ovest. Affrontando la dimensione del sacro nella separazione e nell’ambivalenza di un contatto regolato da differenti rituali che ne preservano l’efficacia, ildispiegarsi delle figure materne, secondo una configurazione che richiama un modello di rappresentazione religiosa e cristiana, modifica e sostiene il valore antropologico e simbolico del superamento dei confini e dei limiti spazio-temporali. In questo caso evidenziato anche dalla grafia “puntata” del titolo che nell’evidente scansione di una lettera dall’altra del nome MARIA, pare suggerire un acronimo e un logo criticamente “globale”. Penso si possa cogliere in questa attenta cura di tutti gli elementi che compongono l’installazione, una volontà di preservare un rapporto di comunicazione estetica tra il “familiare” dell’oggetto e lo “straniamento” della percezione, tra consuetudine e infrazione della norma, tra leggerezza dell’atto e fuga dalla costrizione della realtà mimetica. In altre parole un fare intrinsecamente realista, in quando in grado di sperimentare un modo di vedere dentro le cose oltre il loro valore simbolico. La centralità di queste “madri” prive di sembiante, ma identificabili nell’alterità e nelle differenze dei colori e delle appendici filiali, motivate dagli usi e dai costumi, sembra qualificare e codificare in chiave contemporanea la necessità e l’urgenza di accogliere, proprio all’interno degli edifici sacri, nuove forme di relazione ambientale e di risonanza “testimoniale”. Dove l’eccesso di consuetudine e lo schematismo iconografico della mera tradizione sembrano spesso impedire l’accesso al riconoscimento delle nuove modalità e dei nuovi linguaggi dell’arte come espressione di religiosità trasparente e profonda, inquieta e dischiusa sulle frequenze dell’azione e della visione.



 


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M.A.R.I.A
dispari&dispari project
Hyon Soo Kim
Andrea Sassi
Roberto Daolio, Tiziano Ghirelli, Alessandro Manenti
Basilica di San Pietro
Via Emilia San Pietro . Reggio Emilia . Italia
Giovedì 7 Aprile 2005 ore 21.00
Fino al 20 Aprile 2005
tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00
+39.0522.557344
+39.335.6097304
info@dispariedispari.org
www.dispariedispari.org