Home Page
 
HELDEN
VETTA MONTE AMIATA

CHRISTIAN EISENBERGER

APRILE 2008

DOWNLOAD
- INVITATION CARD
- ENGLISH PRESS RELASE
- HANDWHEEL
 
Christian Eisenberger - Helden 2008
HELDEN - Christian Eisenberger 2008 . Installation view on the peak of Monte Amiata


COMUNICATO STAMPA:
Nell'aprile del 2008, in concomitanza all'allestimento della mostra personale presso la Fondazione "Il Giardino di Daniel Spoerri", Christian Eisenberger ha realizzato in un giorno tempestoso sulla vetta del Monte Amiata una grande scritta di legno raffigurante la parola Helden (eroe).

Su Christian Eisenberger e la sua arte: Christian Eisenberger è un uomo di poche parole ma molte idee. E' un artista che attinge la pienezza della vita. Il deposito dal quale trae è senza fine, perchè questo deposito non è altro che il mondo in tutte le sue parti componenti. Eisenberger conduce la sua arte seriamente (al contrario di "ironicamente") come una appropriazione del mondo, utilizzando e trasformando tutte quelle cose che un luogo offre e che per gli altri non hanno molta importanza. E 'un mondo di cose semplici al di là della loro utilità e del loro valore di scambio, un universo caotico di scatole di cartone, riviste porno, palchi, vecchie cartoline, dischi graffiati, reggicalze, ultrasuoni dei feti, foto del nonno e di Marilyn Monroe, masse di nastro adesivo, rifiuti di capelli dal parrucchiere, i commenti dei passanti e vernice in abbondanza - in poche parole, usa tutto il materiale. OK, ma per cosa? Per le nuove parti del mondo che appartengono al sistema operativo dell'arte. Cose assurde come bassotti di cemento su gambe di cervo, croci cristiane, stelle di David e la stelle comunista fatta di livelli di zucchero, "Good Morning" saluti in sterco di vacca o bozzoli di nastro adesivo dai quali uscire, come l'abbandono della muta di una vecchia pelle, in linea con la sua metamorfosi quotidiana come artista.

Transitorietà, fragilità, effimerezza e trasformazione sono una qualità essenziale di molte delle sue opere: nelle figure di cartone che i collezionisti raccolgono gareggiando con i locali spazzini vestiti di arancione (il "balletto carota"), nei bozzoli umani di nastro adesivo che lentamente collasso, nei disegni di fumo più o meno bruciati, nella inservibile forca di schiuma da barba e tubi al neon o nelle immagini di zombie al silicone e vernice che espone per diverse settimane alle intemperie e alla fauna nel giardino del suo studio. L'artista esegue nel 2008 una serie di immagini spettrali 'Zombie", cadaveri viventi le cui caratteristiche del viso lentamente si dissolvono come le foto d'epoca. "Lemuri" è il nome che Franz West ha dato alle sue teste spettrali con la bocca spalancata, di cui egli dice che la città ha in abbondanza. Proprio come molti Dorian Gray.

Ovunque vada Eisenberger, il materiale per le sue opere è già lì. Prende sempre dall'ambiente circostante. Che sia in natura o in una fattoria, nel centro di una città o nel museo, egli utilizza, trasforma e ricicla tutto ciò che è a portata di mano. È per questo che tutte le etichette quali "Land Art" o "Street Art" sono inadeguate, in quanto la forza espressa della costanza artistica di Eisenberger e il suo lavoro quotidiano in studio, hanno la natura di una performance permanente, che rende il processo di lavoro più importante che lo stesso risultato. L'artista lavora spesso in serie, sperimentando idee e materiali finché non si stufa e le opere diventano sempre più casuali e 'undesigned'. Nelle sue mostre gli piace attingere da creazioni precedenti, variando e combinandole con nuovi elementi, portando sia i materiali che l'uomo al limite. Nel 2008 ha costruito alla fiera d'arte di Vienna una torre di vedetta con nastro adesivo e listelli di legno, invitando i visitatori a seguirlo fisicamente ad altezze vertiginose.

Che cos'è che distingue le rappresentazioni di transitorietà di Eisenberger dai temi storici della vanitas? Da un lato, la transitorietà è stata tradizionalmente considerata nello specchio dell'esistenza come una bellezza fragile. Questo aspetto è sconosciuto nel lavoro Eisenberger. Un altro aspetto, la riforma del dolo intenzionale umano ruotando intorno a fede e l'istruzione religiosa, è altrettanto assente. La natura paradossale dei temi storici sulla vanitas è la presenza dell'assenza, l'esistenza di ciò che è passato, che si applica sia alle immagini che agli oggetti. Quante generazioni sono sopravvissute ai Quattro Cavalieri dell'Apocalisse, alle navi dei folli, alle colonne di peste e alle nature morte di teschi come un memento mori? L'Arte che cattura la transitorietà per tutta l'eternità rimane un "come se", un trompe-l'œil di transitorietà. Ma Eisenberger non si ferma qui. La sua rappresentazione di transitorietà è transitoria. Chissà per quanto tempo i materiali con cui lavora sopravviveranno? Molte cose, come le sue sculture di zucchero sopra ad un formicaio o i graffiti di schiuma da barba, sono concepiti per il momento stesso. Altri hanno un tempo di vita più lungo, ma un prevedibile decadimento è intrinseco nella natura della sua arte. Quindi è forse come un gioco di prestigio ironico fatto dalla mano dall'artista nei confronti di coloro che vogliono raggiungere l'eternità possedendo le sue opere? No, perché l'arte Eisenberger consiste nel prendere sul serio il degrado, senza restrutturare niente, sennza nessun abbellimento, ma piuttosto il raggiungimento della compostezza titanica che risuona in "E 'quello che è".

Martin Titz


Christian Eisenberger - Helden 2008
HELDEN - Christian Eisenberger 2008 . Installation view on the peak of Monte Amiata
Christian Eisenberger - Helden 2008
HELDEN - Christian Eisenberger 2008 . Installation view on the peak of Monte Amiata
Christian Eisenberger - Helden 2008
HELDEN - Christian Eisenberger 2008 . Installation view on the peak of Monte Amiata

PRESS RELASE: In April 2008, in conjunction to the preparation of the exhibition at the Fondazione "Il Giardino di Daniel Spoerri", in a stormy day Christian Eisenberger has made out a large inscription of wood depicting the word Helden (hero) on the summit of Mount Amiata.

On Christian Eisenberger and his art: Christian Eisenberger is a man of few words but many ideas. He is an artist who draws on the fullness of life. The depository from which he draws is endless, for this depository is no less than the world in all of its component parts. Eisenberger conducts his art seriously (as opposed to “ironically”) as an appropriation of the world by utilising and transforming everything that a place has to offer and which others give not so much as a glance. It is a world of simple things beyond their utility and exchange value, a chaotic universe of cardboard boxes, porn magazines, antlers, old postcards, scrapped records, fir-cones, discarded suspender belts, ultrasounds of foetuses, pictures of his grandfather and of Marilyn Monroe, masses of sticky tape, hair sweepings from the hairdresser's, comments from passers-by, and paint in abundance – in a nutshell, he uses everything as material. OK, but what for? For new parts of the world that belong to the operating system art. Absurd stuff such as concrete dachshunds on deer's legs, Christian crosses, stars of David and communist stars made of spirit-levels, “good morning” greetings made of cow dung, sticky tape cocoons from which he slips, as if shedding them like an old skin, in keeping with his daily metamorphosis as an artist.

Transience, fragility, ephemerality and transformation are an essential quality of many of his works: in the cardboard figures that collectors raced the local orange-clad dustmen (the “carrot ballet”) to pick up, in the human sticky tape cocoons that slowly collapse, in the more or less burned smoke drawings, the totally useless gallows of shaving-foam and neon tubes, or the zombie pictures of silicone and varnish that he exposed to the weather and the fauna of his studio garden for several weeks. The artist refers to the series of pictures of ghostly heads made in 2008 as “Zombies”, living corpses whose facial features slowly dissolve as the pictures age. “Lemurs” is the name that Franz West gives to his ghostly heads with wide-open mouths, of which he says the city has an abundance. And just as many Dorian Grays.

Wherever Eisenberger goes, the material for his works is already there. He always takes it from his surroundings. Be it in nature or on the farm, in the city centre or in the museum, he uses, transforms and recycles whatever is to hand. Which is why all labels such as “Land Art” or “Street Art” are inadequate as Eisenberger's constant artistic show of strength, even his everyday work in the studio, have the nature of a permanent performance, which makes the work process more important than the outcome. The artist often works in series, experimenting with ideas and materials until he gets fed up with them and the works become increasingly casual and undesigned. In his exhibitions he likes to go back to previous creations, varying and combining them with new elements, taking both material and man to the limit. In 2008 he built a look-out tower with sticky tape and filigree wooden battens at Vienna's art fair, inviting visitors to get physical and follow him to the dizzy heights.

What is it that distinguishes Eisenberger's representations of transience from historical vanitas themes? On the one hand, transience was traditionally regarded in the mirror of existing, if frail beauty. This aspect is unknown in Eisenberger's work. Another facet, the intentional reformation of human wilfulness by turning to faith and religious instruction, is equally absent. The paradoxical nature of historical vanitas themes is the presence of absence, the existence of that which has passed, that applies equally to the picture as an object. How many generations have survived the Four Horsemen of the Apocalypse, the Ships of Fools, the plague columns, and the still lifes of skulls as a memento mori? Art that captures transience for all eternity remains an “as if”, a trompe-l'œil of transience. But Eisenberger does not stop there. His depictions of transience are themselves transient. Who knows how long the materials he works with will survive? Many things, such as his sugar sculptures in an anthill or shaving-foam graffiti, are made for the moment anyway. Others have a longer half-life, but foreseeable decay is intrinsic in the nature of his art. So is it maybe an ironic sleight of hand by the artist towards those who wish to achieve eternity by possessing his works? No, because Eisenberger's art consists in taking decay seriously, restoring nothing, beautifying nothing afterwards, but rather achieving the titanic composure that echoes in “It is what it is”.

Martin Titz


Christian Eisenberger - Helden 2008
HELDEN - Christian Eisenberger 2008 . Installation view on the peak of Monte Amiata



 
dispari&dispari project

Ideazione:
A cura di:
Artista:
Luogo:
Periodo:
Tel:
Fax:
Info:
Web:

HELDEN
dispari&dispari project
Andrea Sassi
Christian Eisenberger
Vetta Monte Amiata
Aprile 2008
+39.335.6097304
+39.0522.557344
info@dispariedispari.org
www.dispariedispari.org